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Secondo album, a distanza di 4 anni, per il collettivo “Madre Tierra” creato dal bassista argentino Carlos “El Tero” Buschini, che dà ora alle stampe il bel “Doña Lucre”. Il lavoro prosegue la ricerca sui ritmi e le melodie della musica sudamericana in chiave jazz, indagando le radici delle numerose musiche popolari, le lingue e i linguaggi che ne costituiscono il substrato culturale. Le tracce sono intrise di una danza scattante, veloce, che cerca nei suoi giri vorticosi il momento giusto per acquietarsi e consegnare un attimo di respiro all’ascoltatore. “Doña Lucre” è una continua alternanza di ritmi ed emozioni, sensazioni che magistralmente dosate, evocano le diverse sfaccettature di una terra caotica ed accogliente come il Sudamerica.
Buschini e i suoi, ossia Javier Girotto, Natalio Mangalavite e Martin Bruhn danno vita ad un suono che nasce su strutture e ritmiche serrate, costruzioni armoniche che senza mai rompere gli equilibri musicali conducono in maniera naturale verso melodie più andanti, ma pur sempre intrise di spirito latino. Il tutto dimostrando un ottimo affiatamento musicale necessario per i veri e propri salti ritmici tipici della musica sudamericana.

E’ come se tre amici un giorno si incontrassero decidendo di mettere sul tavolo, e condividere, tutto il bagaglio di esperienze che hanno accumulato nel tempo. Il risultato estetico di tale incontro lo lasciamo a voi… a noi resta il piacere di una musica semplice, sincera, e senza troppi prerequisiti che non siano un comune sentire ed il piacere della reciproca compagnia.
Nuovo trio, composto dal pianista, compositore e arrangiatore Guglielmo Guglielmi, dal contrabbassista Aldo Vigorito e dal sassofonista Sandro Deidda.
Il progetto, che allinea tre veterani della cosiddetta New Orleans italiana, la città di Salerno, consiste in un inusuale trio sax, pianoforte e contrabbasso e presenta un repertorio di temi originali a standard arrangiati, con qualche omaggio alla musica da film degli anni Settanta.
Particolarmente curato è l’interplay tra i musicisti, che si alternano nell’interpretazione dei temi e nell’accompagnamento.
I tre componenti presentano le proprie composizioni con un sound misurato ed elegante, realizzando una sintesi matura di stili e generi diversi.
A tutto ciò si aggiunge l’incredibile energia e il forte coinvolgimento emotivo che i tre artisti riescono a infondere in chiunque li ascolti o abbia il privilegio di assistere a una loro performance dal vivo!
Buon ascolto.

Conosco e seguo Paolo da qualche anno.
Il suo progresso, sia con lo strumento che nelle composizioni è notevole, capace di esprimere uno straordinario senso di eleganza e leggerezza.
Il suo mood è sempre generoso sia nel suono che nelle frasi, e sa dar vita ad uno stile dolce e al contempo aggressivo.
E' sicuramente un musicista di valore che contribuirà all'arricchimento del panorama jazz italiano.
(Stefano di Battista)
Ascoltando gli otto brani dell’album, la maggior parte dei quali sono originali di Paolo Recchia, si percepiscono varie influenze stilistiche: alcuni si ricollegano allo stile della nuova scena jazzistica newyorkese, come “Boulevard Victor” e la rivisitazione di “Central Park West”, con l’introduzione di poliritmie e tempi dispari; “One for Rick” e “’Round the Room” sono invece di evidente ispirazione coltraniana. I rimanenti “Isfahan”, “Blues for Nik”, “November” e “A Nightingale Sang in Berkeley Square” (realizzata in solo sax), hanno un sound più classico, con molti richiami alla tradizione jazzistica.
Paolo Recchia è una giovane promessa del jazz italiano: il suo stile energico, accattivante e all’occorrenza di intenso lirismo si rifà a quello di alcuni grandi del passato come John Coltrane, Stan Getz, Sonny Stitt ma allo stesso tempo si nota l’interesse verso musicisti attuali come Joshua Redman o Rick Margitza.
Il risultato di questo primo album a nome del sassofonista è una musica d’impatto, con un sound decisamente energico ma sempre elegante e ricco di swing.